L’ingegneria che sta dietro alla blockchain Bitcoin ha riflessi su molti campi dello scibile umano. Satoshi Nakamoto tra gli altri aspetti ha valutato anche quello prettamente economico fino a spingersi in quello dell’ingegneria delle monete.

Già perché le monete, sin dalla loro nascita, vengono “studiate” a tavolino.

Anche quando si trattò di coniare l’aureo romano e o il solido da parte di Costatino passando per il fiorino di Firenze, ecc, In ognuno di questi esempi fu calcolato e pesato l’esatta dimensione e l’esatto peso.

In Bitcoin, non potendo ovviamente ragionare di metalli e di dimensioni si è concentrato tutto sulla sua “divisibilità” (passatemi questo termine).

Se ci fate caso ogni moneta che conoscete, quando la rappresentate graficamente – cioè quando la scrivete – ha al massimo due cifre decimali.

Questo comporta che nella realtà quella moneta, Euro, dollaro, ecc conta fino a 99 centesimi per arrivare alla sua prima unità fondativa.

È per questo che si coniano le piccole monete come il centesimo, i due, i cinque, i dieci, i venti, e i cinquanta centesimi (*). Con la loro combinazione si ottiene ogni cifra che va da 0,01 fino a 0,99 euro. O dollari.

Veniamo quindi al bitcoin. Esso si scrive in questo modo: 1,00000000. Ben 8 decimali dopo lo zero.

L’ultimo, scritto quindi in questo modo 0,00000001 si chiama satoshi (con la s minuscola).

Questo significa che la divisibilità del bitcoin ha una capacità maggiore delle altre monete.

In “soldoni” il bitcoin è stato disegnato per non avere una parità uno ad uno con il dollaro o l’euro. E questo lo sta già dimostrando, da tempo.

Domanda: che valore può raggiungere 1 bitcoin se 1 satoshi valesse 1 centesimo di dollaro? E se valesse 1 centesimo di euro? E quest’ultimo valore quanto farebbe in dollari?

Vi assicuro che la risposta vi sbalordirà? 😉

(*caso a parte faceva la lira che non aveva più i centesimi visto che erano stati erosi dalla perdita di potere della nostra moneta. E quindi anche il nostro.)