Nel mondo crypto molte parole di uso comune sono state utilizzate per una più facile comprensione del loro funzionamento ma mai come con la parola wallet (portafoglio) si sono create delle forti incomprensioni.

Nell’uso comune il “portafogli” è appunto quell’accessorio che dall’antichità serviva a custodire i “fogli di banco” o “note di banco” già da tempo note come banconote.

Da qui in molti credono che i bitcoin siano custoditi nei wallet.

Diciamo innanzitutto che ogni wallet viene rappresentato con un “indirizzo” e che quest’ultimo è la chiave pubblica visibile a tutti.

Abbiamo già detto, infatti, che i bitcoin sono totalmente digitali, a questo aggiungiamo un’altra caratteristica. Di loro si tiene solamente conto nella lunghissima blockchain Bitcoin.

Più precisamente nel ledger distribuito a tutto il network – che potremo tradurre con libro mastro distribuito – sin dall’inizio vi è scritto a quale “indirizzo” sono stati nominalmente assegnati i primi 50 bitcoin di ricompensa per aver minato il primo blocco (*).

Successivamente quando il titolare di ognuno di questi bitcoin, o anche una loro frazione, decidesse di trasferirne la titolarità ad un altro dovrebbe semplicemente indicare quale indirizzo è titolare della nuova quantità di bitcoin.

A quel punto le copie digitali del ledger distribuito registrano, tutte, che – ad esempio – l’indirizzo A che era titolare di 50 bitcoin ha trasferito la titolarità di 10 bitcoin all’indirizzo B e che di conseguenza ora ha la titolarità totale di 40 BTC (acronimo di bitcoin).

Ma cosa c’è allora dentro ai wallet? La chiave privata che presiede alla titolarità del relativo conto in bitcoin essendo essa l’unica che può “comandare” la chiave pubblica rappresentata come indirizzo del wallet.

Perdere la chiave privata significa perdere irrimediabilmente la titolarità di tutti i bitcoin.

Permettere a chiunque di “gestire” la propria chiave privata implica che questo qualcuno diventi temporaneamente il titolare del wallet e ne può trasferire la titolarità a se presso un qualsiasi altro indirizzo. Lasciando il “conto” a zero!

TU SEI LA TUA BANCA!

(*) Si hanno ragionevoli certezze che il primo, e per diverso tempo anche unico, validatore di blocchi sia stato lo stesso Satoshi Nakamoto. Questi bitcoin, distribuiti in molti indirizzi, non hanno cambiato titolarità quindi da quando Nakamoto si è dileguato nel nulla ossia pochi mesi dopo essere apparso, solo sulla rete, nell’ottobre del 2008. Si calcola che la titolarità totale sia di oltre 1.000.000 (UN MILIONE) di BTC! Ricordo che il totale dei bitcoin è e sarà pari a soli 21 milioni di BTC.