#miner

Il #Miner (minatore) è di fondamentale importanza all’interno della blockchain Bitcoin come in tutte le blockchain “permissionless” (in italiano “pubbliche” – anche se sarebbe meglio dire “senza permesso” perché ognuno di noi ne può far parte).

Vediamo il lavoro svolto dal #Miner.

Abbiamo già detto che le transazioni all’interno di una blockchain vengono inserite in un blocco.

Di queste transazioni viene calcolato il relativo valore “hash”.

Tutti questi valori vengono calcolati insieme al valore hash dell’intero blocco precedente.

Queste due informazioni sono note a tutti.

Il sistema a questo punto aggiunge un “nounce” ossia un valore che insieme a tutti gli altri hash produce un valore che solo il sistema conosce.

Il lavoro del Miner è quello di concorrere contro tutti i suoi simili a calcolare il prima possibile questo valore.

Per farlo utilizza una capacità di calcolo computazionale che viene detta Proof of Work.

In Bitcoin i Miners hanno in media 10 minuti di tempo per calcolare questo specifico valore.

Infine quando uno o più Miners dichiarano di aver trovato la soluzione la condividono con tutta la rete per permettere ai restanti nodi di controllare che essi abbiano effettivamente trovato la soluzione.

In pochissimo tempo e con pochissimo dispendio di energia l’intera rete controlla questi risultati e assegna in modo casuale ad un solo Miner la possibilità di aggiungere quel blocco, e le relative transazioni contenute, alla blockchain.

A seguito di ciò al Miner viene anche assegnata la proprietà di un determinato numero di bitcoin oltre a tutto l’ammontare delle fee che ogni singola transazione ha offerto per essere eseguita.

Queste ricompense sono il “motore” che invoglia i Miner ad investire in risorse computazionali ed energia per far funzionare la rete Bitcoin.

All’inizio il valore di ricompensa era di 50 bitcoin per blocco. Ogni 2100 blocchi (4 anni circa) avviene l’halving (dimezzamento) della ricompensa.

Attualmente la ricompensa è paria a 6,25 bitcoin.

Ciò vuol dire anche che il numero di bitcoin “nuovi” disponibili diminuisce o meglio che  aumenta la sua scarsità.

Un bene a parità di domanda e all’aumentare di scarsità acquista valore.

#blockchain

Una blockchain è un libro mastro (ledger) digitale, decentralizzato e distribuito in cui le transazioni vengono registrate in modo permanente mediante blocchi di sola aggiunta. La blockchain funge da record storico di tutte le transazioni che si sono mai verificate, dal blocco di genesi all’ultimo blocco, da cui il nome blockchain.

In questo caso viene usata per inviare una determina cosa, ad esempio la titolarità di un bitcoin, da un mittente A ad un destinatario B.

Il tutto deve avvenire impedendo anche che la stessa quantità venga contemporaneamente “intestata” a C. Impedendo quindi il cosiddetto “double spending” (doppia spesa).

La chiave sta nel distribuire il libro mastro, detto appunto “distributed ledger” a tutti i nodi della rete “peer to peer” (P2P)

Il ledger, o meglio tutte le copie del ledger, vengono aggiornate con tutte le transazioni avvenute in modo cronologico.

Quindi se tutti sanno che A “possiede” un solo bitcoin e in due transazioni diverse ma simultanee volesse mandare quel bitcoin sia a B che a C ecco che una delle due verrebbe annullata perché su tutti i registri è già scritta la disponibilità totale di A.

Il passo conseguente all’iscrizione di una delle transazioni nel ledger è l’aggiornamento automatico di tutte le copie distribuite nella rete.

Tutte le transazioni, inoltre, sono inclusi blocchi e ognuno di essi è aggiunto in modo conseguenziale alla catena. È impossibile riscrivere un blocco ed il suo contenuto una volta che è stato aggiunto alla catena.

Da qui ne deriva che la blockchain a differenza di un database è immutabile.

A provvedere a tale “lavoro” di controllo, aggiornamento e aggiunta sono demandati i “Miner”.

Questo sistema permette l’eliminazione di un singolo punto di controllo/autorizzazione e relativo punto di attacco.

#PoW

Proof of Work (PoW) sta per “Prova di Lavoro” ed è una delle chiavi di volta di tutta la blockchain Bitcoin.

Non è una cosa nuova, come altre, si sono prese alcuni degli espedienti più intelligenti per far funzionare Bitcoin.

Forse non lo sapete ma anche voi siete sottoposti alla PoW. Lo fate ogni volta che dovete “rispondere” ad un captcha riportando i caratteri che vi vengono mostrati. Se non ci fosse quel “lavoro” gli attacchi contro quella pagina sarebbero tali da essere sommersa dallo spam, e quindi il sito si bloccherebbe per troppe richieste.

Al’interno di Bitcoin viene usata, ad esempio, per evitare che la rete – fatta di nodi distribuiti e alla pari – sia sottoposta ad attacchi di denial service venendo inondati di messaggi di richiesta di conferma di validazione di un blocco.

Oltre ad intasare la rete si complicherebbe enormemente il lavoro di tutti gli altri nodi chiamati a confermare la veridicità della validazione del blocco.

In pratica il lavoro che non viene svolto dallo spammer si ripercuote sull’intera rete che deve trovare tra i migliaia di messaggi quello vero per far continuare la catena di blocchi.

Invece in Bitcoin il lavoro è svolto asimmetricamente, ossia a fronte di una considerevole fatica per svolgere un determinato lavoro agli altri basta un piccolo sforzo per controllare se la tua proposta di convalida è giusta oppure no. Quindi se hai svolto bene il tuo lavoro e riscattare la tua ricompensa oppure no.

Altra caratteristica della PoW in Bitcoin è che è difficile anche da rifare. Cioè se qualcuno volesse falsificare un blocco in un contesto competitivo e distribuito come quello della blockchain Bitcoin non dovrebbe rifare il blocco ma anche rifare tutti gli altri blocchi a seguire. Ciò si potrebbe fare solo se si possiede il 51% della capacità di calcolo dell’intera blockchain. Impossibile allo stato attuale per capacità di calcolo impegnato.

Infine non ha senso, economicamente, fare tutta quella fatica per falsificare un blocco, tanto vale concorrere con e contro gli altri per aggiungere la propria potenza nella stessa direzione degli altri e, con un comportamento partecipativo, unire la propria capacità di calcolo per una PoW che possa legittimamente ricompensarti per il lavoro fatto.

E questo è il lavoro dei Miner.

#pump&dump

#pump & dump” (che sta per pompa & scarica) è una forma di “frode di titoli” che comporta il gonfiamento artificiale del prezzo di un’azione di proprietà attraverso dichiarazioni positive false e fuorvianti, al fine di vendere le azioni acquistate a buon mercato ad un prezzo superiore. Una volta che gli organizzatori dello schema “scaricano” (vendono) le loro azioni sopravvalutate, il prezzo scende e gli ignari investitori perdono i loro soldi.

Questo è più comune con le criptovalute a bassa capitalizzazione.

Solitamente il tutto viene artatamente pompato tramite canali telegram che oltretutto sono a pagamento e quindi con doppio danno.

Solitamente gli organizzatori comprano a prezzo basso, muovono l’opinione pubblica su quello specifico target e quando gli altri entrano fanno gonfiare il prezzo fino ad un livello di loro piacimento. All’improvviso vendono, e quelli che si sarebbero aspettati un guadagno si vedono crollare in un sol colpo il “valore” raggiunto.

Sempre più raramente questo accade sulle crypto a grande capitalizzazione e fra queste la più capitalizzata è bitcoin.

Stay safe 🙂

#scam

Questa è la parola che più è abusata in ambito Bitcoin. La si usa quando si parla di persone che invece di spiegarti come funziona Bitcoin ti fa credere che se segui il loro metodo ti sveleranno la verità; oppure #altcoin che, loro sì, sono strutturate come vere e proprie #scam che ti promettono fantasmagorici guadagni (e non un nuovo modo di usare un #token) e addirittura c’è chi crede che Bitcoin stesso sia #scam.

Ma cosa vuol dire #scam? Semplice: truffa!

Ed è vero che più un argomento è difficile e più è facile che qualcuno ti proponga delle scorciatoie.

Ma dichiarare che Bitcoin sia come uno schema Ponzi significa anche ostentare tanta ignoranza.

Ma perché uso Bitcoin con la B maiuscola? Perché quando si deve giudicare un qualcosa lo si deve affrontare nel suo complesso.

Bitcoin non è solo la “moneta” bitcoin con il suo affascinante ballo di prezzo. Bitcoin è innanzitutto la sua blockchain e l’intricato ed efficientissimo sistema che dal 2009 tutti i giorni e sotto gli occhi di tutti, visto che è open source, regge ad ogni sfida.

Solo se si vive di preconcetti e non ci si apre a questa nuova era si può credere che Bitcoin sia uno #scam.

Ma attenti ai veri e propri #scam che fanno a gara a dirvi che il loro è un progetto più valido di Bitcoin.

Per ora Bitcoin resta il Re indiscusso

Lunga vita al Re

#FOMO

#FOMO è l’acronimo di Fear Of Missing Out (Paura, di Perdere [l’occasione]) e può far male come il #FUD.

Specialmente quando ci si imbatte in momenti rialzisti dove tutti, all’improvviso, scoprono i bitcoin e ne iniziano a parlare allora in molti arriva il momento #FOMO.

Leggi solo di notizie esaltanti, capitate a persone come te che con pochi euro ora si ritrovano con un guadagno spaventoso; ma anche allora NON è il momento di “investire” se prima non si è studiato come e cosa fare.

In molti in quei frangenti ti offrono la propria strada per acquistare bitcoin. Non si danno soldi ad altri per comperare bitcoin. Li puoi acquistare direttamente tu.

Non devi passare nemmeno attraverso strani “abbonamenti” a gruppi esclusivi od altro.

Non devi chiedere il permesso a nessuno per comperare i tuoi bitcoin.

Chi ti chiede di passare attraverso loro per la maggior parte sono dei #scam.

Piuttosto bisogna provare a leggere un po’ o vedere quanti più video possibili e poi avere un proprio piano di ingresso.

Che sia di tipo #PAC o altro poco importa.

L’importante è che si abbia un metodo ben chiaro da seguire.

DON’T TRUST, VERIFY!

#FUD

#FUD è l’acronimo di Fear, Uncertain an Doubt (Paura, Incertezza e Dubbio) che molto spesso, a volte troppo, influenzano le scelte avventate di molti di coloro che si avvicinano al mondo bitcoin o crypto in generale.

Capita molto spesso infatti che il momento dopo che si sia “investito” in bitcoin ci si imbatta in notizie apocalittiche, molte volte sono notizie che hanno il solo scopo di attirare click, e che queste notizie corrispondono in un momento di “correzione” al ribasso del valore dei bitcoin.

L’incertezza data dalle notizie, unite alla paura di perdere quanto “investito” genera forti dubbi che portano molte volte a ritirare avventatamente il capitale investito senza tener presente che in quel modo si possano riportare delle perdite.

Nel mercato non regolamentato di bitcoin può accadere che imbastire una campagna di FUD faccia crollare il prezzo per permettere a chi volesse investire di comprare a prezzi più vantaggiosi.

Fino a non molto tempo fa la forte oscillazione di prezzo su un exchange permetteva, a professionisti del settore, di comperare su exchange in forte FUD e vendere in altri dove quelle notizie non avevano ancora attecchito. Ora gli exchange sono fortemente comunicanti fra di loro e l’effetto FUD fa molto meno presa sulle operazioni di arbitraggio.

Ma le notizie FUD fanno comunque molto scalpore sui social media specialmente quanto vengono ripresi, senza alcun controllo, sui media “istituzionali”.

E questo accade anche con notizie vecchie di mesi se non a volte anni.

La regola fondamentale è: STUDIARE

Se si decide di “investire” in bitcoin (e ancora di più se lo si fa in altre crypto). Bisogna conoscere molto bene quello in cui si investono i propri soldi, avere delle posizioni che non dovrebbero mai superare quanto consentito per il vivere quotidiano e considerare il fatto che si possano perdere per intero.

Ma questi non sono suggerimenti di investimento.

#seed

I seed o seed phrase sono il segreto che meglio va custodito quando si tratta di wallet di Bitcoin. Ma in generale di qualsiasi crypto wallet.

Quando si fa il backup di un wallet vengono estratte una serie di parole, 12 o 24, che vengo algoritmicamente prodotte e fornite con uno specifico ordine.

Solo riscrivendo le esatte parole nell’esatto ordine si potrà eventualmente ”riesumare” la chiave privata che sovrintende quel determinato wallet con tutto il contenuto.

Per questo motivo mantenere in sicurezza la seed phrase è lo scopo principale di un bitcoiner.

Da sempre, quindi, si sono escogitati diversi metodi: riporre in più parti i seed; oppure usare particolari supporti in acciaio o addirittura un piatto in acciaio che ha sovrapposto un’altra ma forato.

Da una parte quindi si deposita la piastra che riporta le incisioni prodotte con un punteruolo e dall’altra la parte superiore con i gruppi di buchi a cui corrispondono lettere random.

Solo unite riportano l’esatto contenuto nell’esatta sequenza.

Geniale no? 😉

#wallet – part 3

PARTE 3 di 3

Dopo aver visto le opzioni per web e per app oggi vediamo l’ultimo tipo di wallet che operano fondamentalmente off-line.

La principale motivazione sul perché si operi in questo modo è dovuto al fatto che ogni cosa che passa attraverso la rete può essere in qualche modo hackerato.

E non solo la connessione wifi o un particolare plugin del browser o un trojan sullo smartphone, ma anche l’hard disk della stampante!!

No, non soffro di paranoia e fino a quando i bitcoin avevano poco valore questi sembravano scenari impossibili.

Ma immaginate di aver acquistato 1 bitcoin a marzo 2020 quando in piena pandemia “costava” 3-4000 euro.

Quando è arrivato al valore di 30.000 lo avreste tenuto sul telefonino mentre andavate al supermercato a fare la spesa?

Avete mai perso un telefonino? Immaginate perdere un telefonino con dentro 1 bitcoin!!!

Per questo ci sono dei “cold” wallet come Ledger, Trezor, Keepkey, Ngrave, ecc. che non solo operano off-line ma detengono in modo sicuro le chiavi private. Inoltre ognuno di loro ha una procedura di backup delle seed per ripristinare il tutto su un altro device se il primo dovesse essere smarrito.

Altro argomento sono i “paper” wallet. Dalla parola si comprende come essi siano la versione stampata dei wallet creati on line. Ovviamente bisogna avere molta attenzione nel custodirli visto che la carta è molto facile da compromettere e perché mostrano la chiave privata in chiaro così come l’indirizzo.

Sono molto semplici ma sarebbe utile non usarli per fondi consistenti 😉

#wallet – part 2

PARTE 2 di 3

Abbiamo visto quindi siti di exchange che molto spesso sono il primo approccio per “acquistare” bitcoin. E quali problematiche comporti.

Ora vedremo alcuni esempi di software (per pc e smartphone) che sono leggermente più corrispondenti allo spirito iniziale di Satoshi.

Indichiamo solo alcuni nomi come Blue Wallet, Kraken Pro, Samourai, Wasabi, Green o Coinbase Pro e le italiane Young e Conio.

Alcune di loro hanno una interfaccia molto amichevole e quasi tutte spingono il prima possibile a fare un backup dei seeds (semi).

Alcune di loro indicano/assegnano esclusive chiavi private.

Bisogna però tener presente alcuni fattori di primaria importanza.

Essendo gli smartphone estremamente diffusi è uso frequente utilizzare le app di questi servizi.

Esse interagiscono ovviamente con quella del proprio home banking per un più veloce flusso id denaro fiat ti crypto. Possono essere usate non solo inserendo il pin e/o la password ma anche usare i codici specifici forniti da Auth-apps che ne creano uno randomico e specifico ogni pochi secondi.

Ma.

Perdere il proprio telefonino che non sia sufficientemente protetto con password o autorizzazioni con l’impronta implica che impadronirsi di quel cellulare coincide con l’impadronirsi dell’intero contenuto. In questo caso compreso i propri fondi.

Pochi o tanti che siano.